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Tanzi condannato (di nuovo): per il "Gioiellino" ci voleva il "controllino" ...
del 22-12-2011
di Rodolfo Capozzi




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I giudici rovinano il Santo Natale al pio Callisto Tanzi, già padre-padrone della “Parmalat” e principale responsabile del più grande crac della storia dell’Europa occidentale che abbia riguardato una società privata! Lo scandalo ha ispirato anche un bel film di quest’anno, “Il Gioiellino” scritto e diretto da Andrea Molaioli (ove il mitico Tanzi è interpretato da Remo Girone, nella foto). Lo scorso 20 dicembre il Tribunale di Parma (bella cittadina, la cui immagine il Tanzi contribuiva a deturpare) gli appioppava nove anni e due mesi di reclusione per la bancarotta del gruppo turistico “Parmatour”, per le distrazioni messe in atto per favorire i familiari: il Pubblico Ministero, dr. Vincenzo Picciotti, aveva chiesto “solo” 9 anni di carcere. In questo processo (terzo atto della mega-inchiesta sul “gioiellino” del pio Callisto) ben 18 condannati, fra cui anche Giampaolo Fiorani (già amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi e buon amico dell’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio). Riconosciuto alla “Parmalat”, ancora in amministrazione straordinaria, il pagamento di una provvisionale di 120 milioni di euro al commissario (in tutti i sensi) straordinario Enrico Bondi e il 4% alle mille (mille, esatto) parti civili costituite. Il beato Callisto è attualmente in galera. Lo scorso 4 maggio la Suprema Corte di Cassazione in sede penale, V Sezione, gli aveva ridotto ad 8 anni e 30 giorni la condanna di dieci anni di reclusione per aggiotaggio e ostacolo agli organismi di vigilanza subìta il 26 maggio dello scorso anno dalla Corte di Appello di Milano; lo scorso dicembre si è visto infliggere 18 anni di reclusione sempre dal Tribunale di Parma, per vari reati che vanno dall’associazione a delinquere alla bancarotta fraudolenta. Sempre il Supremo Giudice in sede penale, V Sezione, nella motivazione della sentenza del 7 giugno 2011 n. 37370 (ove si confermavano le condanne di tre ex manager del gruppo di Collecchio) stigmatizza anche la «clamorosa disattenzione dei controlli istituzionali» che avrebbe (perlomeno) agevolato il crac della “Parmalat”: perché «accreditati operatori di rating [ovvero il grado di rischio connesso alla situazione finanziaria di un soggetto, “giudicato” da rinomate agenzie come “Moody’s” o “Standard&Poor’s”, entrambe nordamericane, e tutt’altro che infallibili, N.d.R.] dal cui severo giudizio dipende la credibilità economica di grandi imprese e persino di interi Stati … diventano ad un certo punto, consiglieri privilegiati del soggetto da controllare, suggerendo le iniziative strategiche più opportune per mantenere , comunque, un determinato coefficiente di affidabilità, tale da consentire, nonostante tutto, una rassicurante valutazione». Praticamente il «controllore si pone … dalla stessa parte del soggetto che dovrebbe controllare». Un aspetto assai interessante della vicenda della premiata ditta di cui sopra, poco approfondito anche nel sopra citato “Il Gioiellino” … forse si dovrebbe girare un altro film sugli «accreditati operatori» di cui sopra, dal titolo: “Il Controllino”.

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