Gli Stati Uniti d’America sono il nostro miglior “amico” (geo-politicamente parlando)? In ogni caso, sono certamente il nostro alleato più potente e, forse, ingombrante. L’Italia ospita molte basi ed installazioni (per taluni addirittura più di un centinaio) degli U.S.A., così come della N.A.T.O (le principali a Camp Darby presso Livorno, Gaeta, Napoli, Sigonella, Aviano e Vicenza) e, pare, persino 20mila soldati stranieri. Su quali basi giuridiche? In base al “Bilateral Infrastructure Agreement” (“B.I.A.”) trattato stipulato il 20 ottobre 1954, dall’allora Presidente del Consiglio Mario Scelba e dal Ministro Giuseppe Pella, con la leggendaria ambascitrice U.S.A. Clare Booth Luce, noto nell’ambiente come “accordo ombrello”, che regola le condizioni di utilizzo delle basi e il cui testo è ancora secretato. Il Governo Berlusconi tentava di “declassificarlo” nel 2008, ma la richiesta è stata respinta dall’Amministrazione Obama: perché farlo sarebbe stato «controproducente e … potrebbe ridurre la libertà di azione delle forze basate in Italia», secondo un cablo segreto del 31 ottobre 2008, spedito dall’ambasciata nordamericana a Roma oltreoceano, e reso pubblico da “WikiLeaks”. Nel messaggio si citerebbe anche il testo del secondo articolo del “B.I.A.” per cui «il Governo degli Stati Uniti si impegna ad usare le strutture previste nell’accordo nello spirito e nel quadro della collaborazione N.A.T.O. Il Governo degli Stati Uniti si impegna ad utilizzare le installazioni solo a seguito di disposizioni N.A.T.O. o con il beneplacito del Governo italiano». Bene, il nostro amato amico americano avrebbe sempre interpretato questa clausola in maniera alquanto estensiva, utilizzando le sue forze e basi presenti sul nostro territorio anche per operazioni in cui non vi era alcun ruolo della N.A.T.O., quali la guerra in Iraq, sulla base di un assenso informale (e generico?) dato dalle autorità politiche e militari italiane. Dare pubblicità al testo del “B.I.A.” significherebbe inoltre «complicare i nostri sforzi [degli U.S.A, N.d.R.] di ottenere il massimo possibile di libertà d’azione» nel Belpaese. Sempre il sito di Julian Assange avrebbe rivelato che l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi avrebbe sollevato dubbi di costituzionalità sull’utilizzo della base U.S.A. di Aviano per l’invasione dell’Iraq, dopo aver assistito all’allegro transito di una brigata aviotrasportata U.S.A. diretta nell’antica Persia per operazioni offensive, attraverso la suddetta base. La stessa (autorevole?) fonte informa che durante tutta la guerra contro Saddam, il Pentagono avesse usato comodamente aeroporti civili e basi militari collocate sullo Stivale per il passaggio di truppe armate, senza che il Parlamento ne fosse notiziato ma con il consenso informato del Governo Berlusconi. L’aiuto fornito in quella occasione alla guerra U.S.A. in Iraq sarebbe stato assai importante: tanto che l’Italia «pur non avendo partecipato ai combattimenti, ha contribuito in modo fondamentale alla vittoria della guerra in Iraq» da quanto si legge nelle comunicazioni diplomatiche statunitensi intercettate. Ferme le nostre perplessità su “WikiLeaks” (che ben potrebbe essere un sito parziale di controinformazione, al soldo di potenze occulte), è lecito chiedersi se tali forme di sostegno logistico (che lasciavano basito anche il Presidente Ciampi) si ponessero in violazione dell’art. 2 del “B.I.A.”, oltre che della Costituzione repubblicana (la nostra) all’art. 11. Certo, l’On.le Silvio Berlusconi è stato un ottimo amico per la Casa Bianca: con lui ancora inquilino a Palazzo Chigi, pochi giorni prima che vi tornasse il centro-sinistra con le elezioni dell’aprile 2006, si chiudeva un nuovo accordo tecnico per gestione la base americana di Sigonella, con termini assai graditi a Washginton. Il governo Prodi non era da meno: il 1° aprile 2008, prima di essere sconfitto dal centro-destra alle urne, autorizzava lo stazionamento dei velivoli senza pilota “Global Hawk” sempre a Sigonella, dove sarebbero stanziati gli aerei spia “U2” utilizzati in Medio Oriente, altra ipotesi violativa del trattato segreto in parola. Insomma con noi “paisà”, l’amico americano fa tutto quello che gli pare … |