«L’ufficiale giudiziario o chi ne esercita le funzioni deve trovarsi nell’aula prima che cominci l’udienza. Quando il giudice entra nell’aula di udienza ne dà l’annuncio ad alta voce e quando il giudice si ritira in camera di consiglio resta nell’aula agli ordini del pubblico ministero» recita il primo comma dell’art. 21 del Regolamento per l’esecuzione del codice di procedura penale (D.M. 30 settembre 1989 n. 334). Ma al Tribunale penale di Roma, alle udienze tenute dal Giudice in composizione monocratica non lo troverete: per la penuria di fondi si è discutibilmente deciso di fare a meno di questo fondamentale funzionario, ausiliare del Giudice (e del Pubblico Ministero), la cui figura (dell’ufficiale giudiziario) è prevista dall’art. 3 del R.D. 30 gennaio 1941 n. 12, ovvero dall’ordinamento giudiziario. Insomma: «bambole, non c’è una lira» come recitava il titolo di un famoso varietà televisivo degli anni ‘70 … tutto a detrimento del cittadino che chiede giustizia, in sede civile e penale. E allora che si fa? La VI Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.), ovvero quella che si occupa della «riforma giudiziaria e l’amministrazione della giustizia» (sulla riforma giudiziaria hanno creato una commissione ad hoc: sob …), in un documento avanza talune modeste ma interessanti (per non dire geniali) proposte. Ovvero: mettere a disposizione del Ministero per la Giustizia per investimenti in mezzi e personale tutte le somme versate dagli utenti per la giustizia civile come contributo unificato (oltre 323 milioni di euro nel 2010), nel settore penale intervenire con decisione nella riscossione delle spese processuali, invero ancora «molto lacunosa» (su poco più di 715 milioni di euro si sono effettivamente recuperati neanche 22 milioni di euro). Ancora, sempre in sede penale, attivare con più impegno nel recupero dei proventi delle pene pecuniarie e sulle vendite dei beni confiscati e sui corpi di reato (si parla di oltre 737 milioni di euro). Ma la proposta più “stimolante” è senz’altro quella di escludere il salatissimo pagamento delle attività di intercettazione richieste dai gestori di servizi di telecomunicazione, che dovrebbe essere gratuito come avviene, ad esempio, in Germania (per puro spirito civico?). Per la cronaca, la spesa per le intercettazioni ammonterebbe a circa 250 milioni di euro, di cui 188 per il noleggio degli apparati necessari e 25 milioni per il solo controllo del traffico telefonico (avete letto bene). Ragazzi, che dire? C’è un genio, laggiù alla VI Commissione del C.S.M. …
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