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Il Tribunale ordinario di Pinerolo, in sede civile, nella persona del Giudice designato, dr. Giann...



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Depositate le motivazioni della sentenza (Cass. Sez. Un., 24.11.2011 – 24.04.2012, n. 15933, P...



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La Corte di Assise di appello di Brescia ha confermato – lo scorso 14 aprile - la sentenza d...



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IL CERVELLO DI HIMMLER SI CHIAMA HEYDRICH
del 22-08-2011
di Rodolfo Capozzi




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HHhH (Himmlers hirn heißt Heydrich, appunto «il cervello di Himmler si chiama Heydrich» come mormoravano gli stessi gerarchi nazisti) è il curioso titolo di un saggio romanzato (o – se volete – di un romanzo in forma di saggio) dedicato all’attentato subito da Reinhard Tristan Eugen Heydrich, uno dei meno conosciuti, ma più efferati criminali di guerra nazisti, il 4 giugno 1942 a Praga. Scritto da Laurent Binet, è consigliabile persino sotto l’ombrellone come gradevole lettura estiva, nonostante sia imperniato in gran parte sulla “mostruosa” figura di Heydrich. Vice di Heinrich Himmler, capo delle S.S. (SchutzStaffeln, dapprima unità paramilitare del Partito Nazionalsocialista e guardia del corpo personale di Hitler, poi vera e propria “arma” separata nel Terzo Reich), e da questi posto a capo dello RSHA (Reichssicherheitshauptamt, ufficio centrale per la sicurezza del Reich) organismo che racchiudeva il Servizio di intelligence (SD, Sicherheitsdienst, creato proprio da Heydrich), la Gestapo (Geheime Staatspolizei, la polizia politica nazista) e gli ancora poco studiati Einsatzgruppen, reparti speciali delle S.S. impegnati esclusivamente - ed attivamente - nello sterminio di ebrei (e non solo) nei paesi occupati dai tedeschi nell’Est Europa durante la seconda guerra mondiale. Heydrich, già ribattezzato la “bestia bionda” o “il Macellaio di Praga”, nonostante venga cacciato dalla Marina militare tedesca (Reichmarine) recupera, per compiere successivamente una spettacolare carriera, nonostante si sospetti che abbia sangue ebraico, tanto da diventare l’archetipo del nazista perfetto: per chi volesse conoscerne i raccapriccianti dettagli consigliamo la – non agevole, ma esaustiva – lettura di “Heydrich e la soluzione finale” corposo saggio di Èdouard Husson (Einaudi, 2010). A riguardo basti solo ricordare che il Nostro presiedette - il 20 gennaio 1942 - la famosa conferenza di Wannsee, dove si elaborò la “soluzione finale” per gli ebrei (prendeva appunti il più famigerato – ma subordinato di Heydrich – Adolf Eichmann). Nel romanzo-saggio di Binet la “bestia bionda” - già Obergruppenführer delle S.S. - è all’apice della sua carriera criminale, in veste di temuto e riverito Reichprotektor di Boemia e Moravia, tanto da girare impavido per le vie di Praga senza adeguata scorta, onde dimostrare di aver schiacciato ogni resistenza in loco. Di questa sua spavalderia ne approfitteranno due paracadutisti, uno slovacco e uno ceco, Jozef Gabčíz e Jan Kubiš, che vengono inviati da Londra e dal governo ceco in esilio per assassinarlo. HHhH, con commossa e romanzata partecipazione, racconta i difficoltosi preparativi per il - tutt’altro che perfetto - attentato, il suo tormentato ma infine felice esito (“il macellaio di Praga” morirà ricoverato in ospedale, per una infezione dovuta alla ferita subita, soprattutto per mancanza di penicillina), e il drammatico e romanzesco prosieguo per gli attentatori (descritto con grande maestria), che non è retorico definire eroi. Il fascino sinistro di Heydrich spicca su tutti gli altri personaggi di HHhH, descritti con accattivante realismo e ragionevole umanità (anche Karel Čurda, partigiano che tradirà i suoi compagni per soldi). Appena ricoverato il Reichprotektor balbetta alla moglie di prendersi cura dei loro figli, e in punto di morte ad Himmler – accorso al suo capezzale – cita una frase scritta da suo padre (di Heydrich) Bruno di professione tenore: «Il mondo è un organetto suonato da Nostro Signore e noi tutti dobbiamo ballare alla sua musica».

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